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Un viaggio in Botswana vale davvero la pena? Quello che abbiamo scoperto tra Chobe e Savuti

Un viaggio vero in Botswana, tra Chobe, Savuti e il Delta dell'Okavango: cosa abbiamo scoperto, cosa rifaremmo e se vale davvero la pena partire.

viaggio in Botswana

Prima di partire per un viaggio in Botswana ce lo siamo chiesti più volte, spesso guardando il preventivo: vale davvero la pena?
Dieci giorni, un itinerario che passa da Victoria Falls al Delta dell’Okavango passando per il Parco Chobe, un volo con due scali e notti in campo mobile nella savana.

Non è un viaggio che si organizza per riempire un weekend. Siamo partiti in famiglia, io, i miei genitori e mio fratello, con più curiosità che certezze.
La risposta a quella domanda è arrivata, ma non riguarda gli animali, anche se ce ne sono stati moltissimi.

Il primo urto: le Cascate Vittoria

Il viaggio comincia a Victoria Falls, in Zimbabwe, dopo un volo lungo con scalo a Dubai e Johannesburg. È il punto in cui capisci che il resto del viaggio non sarà una vacanza qualunque.

Le popolazioni locali chiamano le cascate “Mosi-oa-Tunya”, il fumo che tuona: un nome che spiega meglio di qualsiasi foto cosa si prova davanti a un salto di 70-100 metri sul fiume Zambesi.

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Furono l’esploratore scozzese Livingstone, nel 1855, a chiamarle Cascate Vittoria in onore della regina d’Inghilterra: oggi sono patrimonio UNESCO.
La visita guidata, compresa nel nostro itinerario con le tasse del parco incluse, resta uno dei momenti che consigliamo di non affrettare, anche se il programma spinge subito verso il Botswana.

Chobe, dove gli elefanti cambiano la scala delle cose

Il Parco Chobe copre circa 11.000 km² (un’area imensa che corrisponde a quasi mezza Lombardia o a tutto l’Abruzzo) e ospita più animali di qualsiasi altra riserva del Botswana.
Si stima che vi vivano circa 73.000 elefanti, in gruppi che possono arrivare a 500 esemplari.

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Kasane, la cittadina che segna l’ingresso al parco, non ha molto da offrire in sé: è una base logistica, il punto in cui si atterra e ci si organizza, non una meta. Ma è proprio lì che il viaggio cambia scala.
Non è tanto la quantità di animali, leoni, ghepardi, ippopotami, bufali, giraffe, zebre, iene, coccodrilli, a colpire, quanto il modo in cui ridimensiona tutto il resto: le giornate iniziano a essere scandite dalla luce, non dagli orari.

La notte a Savuti: quando il trasferimento diventa il viaggio

Il trasferimento da Kasane a Savuti, su strada, è la parte dell’itinerario che temevamo di più.
Una lunga giornata di viaggio in 4×4, senza una vera tappa di arrivo. È stata invece quella che ricordiamo con più nitidezza.

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Il pernottamento in un campo mobile nella savana, con cena preparata sul posto e una notte scandita dai suoni del bush, trasforma quello che sulla carta è solo uno spostamento in un’esperienza a sé.
È un dettaglio da valutare quando si organizza un itinerario in Botswana: la differenza tra un trasferimento e un safari, a volte, è solo la scelta di dove si dorme.

Khwai e il Delta: due giorni che valgono da soli il viaggio

Da Savuti si prosegue in veicolo safari verso Khwai, sul bordo del Delta dell’Okavango: qui il paesaggio cambia radicalmente, dalla savana secca alle zone umide.
Due giornate intere sono dedicate ai safari nella regione di Khwai, con game drive in jeep ed escursioni in mokoro, le tradizionali canoe locali.

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C’è anche l’accesso, quando le condizioni lo permettono, all’ecosistema di Khwai/Moremi.

È la parte dell’itinerario più ricca di fauna selvatica, ma anche quella più imprevedibile: l’accesso ad alcune zone dipende dai livelli dell’acqua del momento, quindi il programma reale può variare rispetto a quello firmato in agenzia. Va messo in conto, non è un difetto del viaggio.

Cose che forse non sai prima di partire

Quanto costa il visto per lo Zimbabwe e come si paga?

  • L’ingresso a Victoria Falls costa 35 dollari USA a persona, da pagare in contanti di piccolo taglio: le carte di credito potrebbero non essere accettate.

A luglio in Botswana fa caldo o freddo?

  • Le giornate sono calde e secche, ma le notti nel bush possono essere fredde, soprattutto ai game drive dell’alba (si parte spesso tra le 5:30 e le 6:00): servono giacca pesante, cappello e strati, non solo abbigliamento da savana.

Conviene fare il trasferimento Chobe-Savuti in un giorno solo?

  • Meglio di no: un pernottamento intermedio in campo mobile trasforma un trasferimento lungo e faticoso in una vera esperienza safari, invece di essere solo una giornata da sopportare.

Quanto in anticipo bisogna prenotare i campi nei parchi?

  • Con mesi di anticipo: i campi gestiti da operatori privati all’interno dei parchi nazionali sono pochi e vanno a ruba, soprattutto in alta stagione (luglio-agosto).

Il programma nel Delta dell’Okavango è sempre uguale?

  • No: le escursioni in mokoro e l’accesso ad alcune zone dipendono dal livello dell’acqua del momento, quindi il programma giornaliero può variare sul posto rispetto a quanto concordato in agenzia.

Meglio organizzare il viaggio da soli o affidarsi a un’agenzia?

  • Per chi non ha esperienza di self-drive nel bush (strade non asfaltate, animali sulla carreggiata, distanze enormi), un’agenzia che gestisce voli interni, trasferimenti e tasse dei parchi toglie molto stress: vale il costo aggiuntivo.

Allora, vale davvero il viaggio?

Assolutamente sì, ma non per tutti allo stesso modo.

Un viaggio in Botswana vale la pena se si cerca un cambio di ritmo vero, non una vacanza di comfort assoluto: si dorme in campi mobili, ci si sveglia prima dell’alba, i programmi cambiano in base alla natura e non al contrario.

Non è un viaggio per chi ha bisogno di improvvisare o di margini di flessibilità last minute.

Ma se quello che cercate è un’esperienza che ridimensiona la scala delle cose, tra gli elefanti di Chobe e il silenzio di una notte nella savana, la risposta, per noi, è stata sì, senza dubbio.

Se questa idea di viaggio, fatto di spazio, silenzio e tempo che rallenta, vi è rimasta addosso, un’altra lettura del blog che segue lo stesso filo è Vacanze nella natura: lusso, spazio, silenzio, dedicata a chi cerca lo stesso tipo di distanza dal rumore quotidiano, anche più vicino a casa.